Tutti noi abbiamo un amico astemio, non c’è da vergognarsene, in alcune serate può essere la chiave di volta (o svolta) per allentare le briglie e farci finalmente trasportare a casa senza paure come un’anima senza vita traghettata da Caronte verso il proprio destino.
C’è però un’ingiustizia che queste anime puriste subiscono ogni volta che aprono il menù di un bar; il loro desiderio di rimanere sobri viene relegato in una paginetta con titolo soft drink lasciando al poveretto come unica alternativa la scelta di imbottirsi di glucosio e coloranti vari per essere “di compagnia” e fare il classico cin cin con il gruppo.
C’è un trend però che viene cavalcato da alcuni viticoltori del Nuovo Mondo che si trovano sempre di più a ricevere richieste di mercato per la produzione di vini analcolici.
I Vini Analcolici
Vi vedo già a chiudere la pagina di questo articolo interrompendo inorriditi la lettura disinteressati, ma vi consiglio di leggere quanto segue perché, volenti o nolenti, anche se in Italia questo fenomeno difficilmente prenderà piede, il trend dei vini senza alcool può essere un’àncora di salvezza per chi, per motivi legati a gravidanza, motivi religiosi o per un discorso di salute personale sceglie di stappare una bottiglia d’uva fermentato a cui è stato tolto l’alcool.
Il fenomeno del vino analcolico sta a cuore anche a molti governi europei, primo fra tutti il Regno Unito dove l’abuso di alcool, le violenze domestiche e disordini sociali legati ad esso è all’ordine del giorno.
Nello stesso tempo le nuove generazioni, molto sensibili alle diete e al benessere del loro corpo stanno iniziando a rinunciare all’alcool (29% dei ragazzi con età compresa tra i 18-24 anni non ne fa uso), “forzati” da provvedimenti disciplinari stradali sempre più severi e ad un costo degli alcolici sempre più elevato. Non fa strano, quindi, che l’Inghilterra sia il paese dove questo trend si stia sviluppando in maniera esponenziale, sostenuto da campagne di sensibilizzazione all’alcool controllato e a una tassazione sugli alcolici basata sulla percentuale di alcool che il vino contiene. Seguendo i cugini inglesi, il Governo della Roja (Spagna) ha stanziato 1 milione di euro per la ricerca e sviluppo di macchinari tecnologici per rimuovere l’alcool dai vini.
Come si producono i vini analcolici?
Attualmente vi sono diversi metodi per realizzare vini senza alcol, considerando che evitare la fermentazione è impossibile in quanto i sentori secondari che si trovano nel vino sono proprio legati a questo processo e l’aggiunta di acqua per annacquarlo e abbassarne il grado alcolico è illegale.
Un metodo in uso per la produzione del vino analcolico è la separazione e la rimozione dell’alcool isolando le componenti alcoliche con macchinari tecnologici che stanno diventando quotidianamente sempre più efficienti.
Il processo dell’Osmosi Inversa, la Nanofiltrazione e lo Spinning Cone lavorano tutti nella stessa maniera separando, grazie a membrane permeabili e alla pressione, composti volatili e alcool che vengono fisicamente rimossi dal vino ottenendo un prodotto con bassa o nulla percentuale alcolica.
L’uso di lieviti selezionati come il Metschnikowia pulcherrima AWRI1149 aiuta la conversione di zucchero in alcool in maniera molto lenta, permettendo al vino di acquisire i sentori e aroma secondari senza aggiungere una quantità di alcool elevata.
La creazione di un’uva che contenga meno zucchero è un altro rimedio, ottenuta in maniera naturale da un’attenta e accurata tecnica di canopy-management e un’anticipata vendemmia oltre che a fermentazioni ad alte temperature o arrestandola anticipatamente filtrandone i lieviti.
Vini senza alcol e burocrazia
Uno dei problemi cui devono far fronte i vini senza alcool è il processo burocratico dell’etichettatura. Per definizione, il vino deve contenere almeno l’8,5% di alcool e il suo volume alcolico non può essere ridotto del 2%. Per questo motivo, i NOLO (No-Low alcohol) non possono essere chiamati “VINO” all’interno dell’Unione Europea. Vi sono però dei descrittori che possono essere scritti in etichetta dopo la dicitura “Prodotto a base di vino”:
- Zero alcohol: <0.5%
- Low alcohol: 0.5–1.2%
- Reduced alcohol: 1.2–5.5 to 6.5%
- Lower alcohol: 5.5–10.5%
Il più grande problema, legato ovviamente ad uno scetticismo da parte del consumatore, è il fatto che l’assenza di alcool all’interno del nostro “vino” può creare un prodotto sbilanciato, dove le durezze (acidità e tannini) possono prevalere sulle morbidezze (zuccheri, alcool) essendo l’alcool parte principale del corpo del vino. Ovviamente si sta parlando di una novità nel panorama vitivinicolo; alcuni prodotti sono ancora troppo grezzi e sbilanciati, ma non c’è da sorprendersi che molti viticoltori stiano seguendo le mode e le richieste sociali di questi nuovi vini. Campagne di marketing giovani e fresche, packaging e serate NO alcohol stanno sensibilizzando sempre più consumatori internazionali che preferiscono bere vini e prodotti senza alcool per non rinunciare al bere.
Tra i NOLO non c’è solo il vino…
Allo stesso tempo la creazione di birre analcoliche (Heineken in primis) e cocktail senza alcool (Mocktail) sono sempre più “tollerati” anche nel nostro paese, preferiti molte volte a soft drink troppo carichi di zuccheri. La creazione del primo GIN senza alcool SEEDLIP ti permette inoltre di goderti il tuo Gin & Tonic senza aver paura di vedere la tua patente requisita dalle mani di un agente di polizia.
Grandi catene di supermercati internazionali (Aldi, Tesco, Lidl) hanno iniziato a mettere sui loro scaffali bottiglie di vino analcolico creando delle vere e proprie “private label” registrando un incremento delle vendite di questi prodotti del 27% in tre anni.
C’è da fare ovviamente una piccola riflessione sul perché questo fenomeno non sia ancora entrato nel nostro paese e in molti altri europei. La nostra cultura enogastronomica è da sempre legata al piacere del buon cibo e vino, dove uno non può vivere senza l’altro e il normale abbinamento cibo-vino viene naturale ed è insito nel nostro DNA. Lo stravolgere questa cultura e inclinarla a mode legate a problemi sociali o personali non è concepita dalla nostra società che preferisce privarsi di qualche vizio in più piuttosto che essere obbligata a bere un “succo d’uva” come direbbero le cantine vitivinicole che mi sono trovato ad intervistare per questa ricerca. Siamo un paese con forti tradizioni e il vino è una di queste. Inoltre il vino è sempre stato storicamente utilizzato per festeggiare e brindare in momenti di allegria e come direbbe il buon papa Francesco, “Senza vino che festa è?”

Cresciuto a Valpolicella ed Amarone, Edoardo è un WSET Diploma Candidate. Ha vissuto e lavorato tra Berlino e la Borgogna come sommelier ed è tornando per mettere le proprie radici a Verona.
Attualmente – oltre che ricoprire il ruolo di educatore Degustibuss per Verona – lavora come Direttore di un Wine Retreat in Valpolicella, organizzando eventi legati al vino.